CORALE 10 O DELL’ARTE DEL CONTRAPPUNTO
Per sua natura, la parola corale dovrebbe rimandare alla funzione armonica di diversi elementi che attraverso le proprie particolari caratteristiche partecipano alla produzione di un risultato unico. Portare a compimento una giornata o per estensione un’esistenza, arrivare a vederne la conclusione, comporta un impegno corale di un insieme di azioni che ne organizzano la struttura, spesso incoerente, incostante, schizofrenica, benché nel complesso armonica e quindi, potremmo azzardare, polifonica. Il compiuto è portatore di senso come di non senso e il contrappunto è la tecnica che permette di conciliare melodie e ritmi, di ridurre le distanze e omogeneizzare. La quotidianità intuisce una sua possibile giustificazione armonica nella struttura della polifonia e Corale 10 si trova a descriverla tramite la tecnica del contrappunto.
C’è il lavoro, inteso come frenesia autoreferenziale, attività quasi psicotica, dove invece di nobilitarsi l’uomo si annulla, come a rincorrere la propria ombra. Nell’animazione Due balle di Giada Giulia Pucci la dispersione entropica è alta, non c’è guadagno di alcun tipo e i materiali poveri utilizzati contrastano con lo spreco di energie rappresentato. Il paesaggio segnato dal lavoro è invece il tema dell’elaborazione fotografica di Paolo Meoni: in Stream i paesaggi industriali delle periferie pratesi si sovrappongono in un magma inestricabile di segni e l’attività dell’uomo diviene un tentativo impossibile di tenere il passo della velocità con cui il territorio si modifica.
Riposo e contemplazione delle idee sottendono Pistis Sophia di ch.Rindler, affissa alla parete interna della porta del bagno come una locandina pubblicitaria. La sagoma fantasmatica di un invitante corpo nudo femminile ironizza su un caposaldo della tradizione gnostica, come la ricerca della conoscenza che viene resa appetibile alla stregua di un prodotto di consumo.
La narrazione prevede anche descrizioni di micro avvenimenti, come nell’intimo racconto di Chiara Guarducci, organizzato a formare una personalissima Mappa tonalmente orientata e composta da oggetti, ambienti e situazioni che restituiscono un possibile percorso empirico e immaginifico di una/molte quotidianità. Greta Matteucci invece impasta le proprie e altrui narrazioni in racconti della durata di Ventiquattrore. Il testo esposto non si adatta a una lettura comoda, ma vuole essere consultato in fretta, in piedi, quasi contrapponendosi al lento registrare manoscritto dell’artista. Il racconto diviene ricordo remoto nel caso del video Venere di Raffaele Di Vaia, dove un aneddoto legato all’infanzia materna, a lungo interiorizzato, viene trasfigurato sopra le note di un’aria della “Norma”: la vanità è demoniaca e si manifesta sotto forma di un sagoma indefinita nel raggelante riflesso dello specchio.
Di altra natura è il riflesso fermato in Closing eyes concerto di Leonora Bisagno. Una foto della/nella foto, dove un singolo e anonimo dettaglio genera un’ipotesi di conversazione tra l’immagine originaria e la sua riproduzione alla ricerca di un paradosso temporale. C’è dialogo anche nell’altro lavoro dell’artista A roman love for Joe Green, che si attorciglia e sviluppa intorno all’austero busto di Giuseppe Verdi da sempre allocato nella sala da ballo della Corale. È l’irruzione di un altro busto quasi anonimo, una copia romana, a far saltare l’a-temporalità della composizione e a stimolare nuove connessioni tra realtà e finzione, distacco e affetto e sorprendenti rimandi generazionali.
Franco Menicagli si serve di objects trouvés, siano essi frammenti materiali o video disponibili online per riflettere sul gioco, o meglio sulla dicotomia costruzione/distruzione, che ne garantisce il perpetuarsi. La scultura senza titolo di frammenti di sedie e ostacoli da atletica domani sarà altro, così come i castelli di carte del video cardstacker vengono distrutti dai loro creatori. Il tempo scorre, ma solo per il giocatore o, in questo caso, per l’artista, mentre le opere tornano in un constante fluire.
Una riflessione introspettiva sulla creazione artistica è invece quella di Francesco Carone, che utilizza oggetti comuni ai quali attribuisce un forte valore metaforico: il precario equilibrio di una lampadina a incandescenza stretta in una morsa rappresenta bene il raggiungimento del punto centrale e immobile, quanto precario, di ogni processo di ricerca. Speculativo e quasi speculare è infine root #2 la scultura finto-corallina di Filippo Frosini che, senza un inizio né una fine, un prima e un dopo, sembra galleggiare nutrendosi di aria. A un’osservazione scientifica segue una libera e rizomatica interpretazione evolutiva dai risultati spiazzanti e preziosamente inaspettati.
Gioco e lavoro, narrazione e dialogo, contemplazione e speculazione, non esauriscono, ma si rendono indispensabili per garantire, con le necessarie dissonanze, il quotidiano. Niente si accorda perfettamente in realtà, tutto procede per tentativi e anche la razionalità compositiva del contrappunto alla prova dei fatti risulta solo come parte di una complessità imperfetta. Eppure questo frammento di coerenza costruito sull’incoerenza ha una sua capacità di stupire a patto che di esso si riesca a cogliere l’aspetto d’insieme, polifonico e corale.
Francesco Marmorini
dal 4 al 12 ottobre 2008
In occasione della quarta giornata del contemporaneo, promossa da AMACI e Museo Pecci di Prato, lo studioMD presenta la mostra collettiva
Corale 10
con
Leonora Bisagno
Francesco Carone
ch.Rindler
Raffaele Di Vaia
Filippo Frosini
Chiara Guarducci
Greta Matteucci
Franco Menicagli
Paolo Meoni
Giada Giulia Pucci
La mostra comprende installazioni site specific, opere video, fotografie e sculture dislocate negli spazi dello studio MD e nei locali della Corale Verdi, rispettivamente al secondo e al primo piano dello storico palazzo di Casa Rubieri a Prato.
La mostra sarà accompagnata dal contributo critico di Francesco Marmorini.
Inaugurazione sabato 4 ottobre dalle 17 alle 24.
La mostra sarà visitabile fino al 12 ottobre su appuntamento.
StudioMD, Via Santa Trinita 77 Prato
http://studiomd.altervista.org
tel. 3495627936-3402240632
http://www.amaci.org/
La mostra “Abbiamo fatto bene ad uscire”, affronta il tema del rapporto degli artisti con la tradizione, con quella che Pasolini definiva “la scandalosa forza rivoluzionaria del passato”, sollecitati in questo dalle trasformazioni e dai rivolgimenti in atto nel presente. Venti artisti, appartenenti alle generazioni dei trentaquarantenni, affermano la necessità di affrancare il gusto da poetiche divenute obsolete ed inefficaci nella ricerca di una odierna sensibilità, in direzione di una visione più complessiva e diretta della realtà contemporanea. Fotografia, disegno, video, pittura, istallazione, oggetto, performance sono le modalità di ricerca che gli artisti mettono in relazione alle differenti problematiche ricorrenti nelle loro poetiche: Alessandro Ambrosini il paziente, Michele Bazzana lo sradicamento, Marco Bernacchia l’artificiale, Elena Cologni lo sguardo, Marco Fedele Di Catrano il luogo, Raffaele Di Vaia il linguaggio, Matteo Fato la vista, Nicola Martini il contesto, Claudio Marcon l’immaginario, Roberto Mascella la realtà, Giovanni Morbin la sostanza, Andrea Morucchio il viaggio, Daniela Perego l’altro, Robert Pettena il sistema, Portage la vita, Jennifer Rosa la percezione, Nordine Sajot il cibo, Fabio Sandri la soggettività, Nikola Uzunovski il pensiero, Sebastiano Zanetti l’autorità. Complessivamente saranno visitabili un’ottantina di opere collocate nei tre piani ed all’esterno della Villa, mentre nella serata d’inaugurazione il gruppo Jennifer Rosa di Venezia realizzerà una performance dal titolo “Off Shore”. Come sottolinea il curatore “Abbiamo Fatto Bene ad Uscire è un invito a liberarsi di forme e concetti cristallizzati, rivolti alla trasmissione passiva del sapere, per far spazio - nell’arte come nella vita - alla visione di una via di fuga, di un momento di elaborazione del passato, necessario per fronteggiare il presente. La mostra tematizza l’incontro-scontro quotidiano, il corpo a corpo dell’artista, chiamato a confrontarsi con la storia su procura del suo pubblico. Un continuo duello pieno di contraddizioni, fatto di momenti di superamento o di passiva accettazione del passato, uno scontro volto a re-inventare gli strumenti interpretativi e ad apprendere una rinnovata sensibilità che si ponga in un al di là in continuo divenire, in ragione della natura dinamica della storia”.
vernissage: 14 dicembre 2007. ore 18 incontro con gli artisti, ore 19 inaugurazione, ore 20 party
orario: venerdì - sabato: 16.00-19.00
domenica: ore 11.00-13.00 - ore 16.00-19.00
domenica mattina visite guidate
eccezionalmente chiuso domenica 16 dicembre
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: ingresso libero
Info: 348.5625948 - www.spacbuttrio.it
La mostra è promossa da
- Comune di Buttrio – Assessorato alle Attività Culturali
- Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Assessorato all’Istruzione Cultura
con il contributo di
- Assicurazioni Generali
dal 14 dicembre 2007 al 20 gennaio 2008
SPAC - Spazio per l’Arte Contemporanea
Villa di Toppo Florio
Via E. Morpurgo 6-8 - Buttrio (UD)
Abbiamo fatto bene ad uscire
a cura di Paolo Toffolutti
artisti presenti:
Alessandro Ambrosini, Michele Bazzana, Marco Bernacchia, Elena Cologni, Marco Fedele Di Catrano, Raffaele Di Vaia, Matteo Fato, Claudio Marcon, Nicola Martini, Roberto Mascella, Giovanni Morbin, Andrea Morucchio, Daniela Perego, Robert Pettena, Portage, Jennifer Rosa, Nordine Sajot, Fabio Sandri, Nikola Uznovski, Sebastiano Zanetti
24 ottobre 2008 ore 23:30
Festival della Creatività 2008
Mediateca Regionale Toscana Film Commission
Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee
Lo schermo dell’arte Associazione culturale
Viaggio=Sguardo
Programma di video d’artista
a cura di Silvia Lucchesi
con
Olivo Barbieri, Hans Op De Beeck, Riccardo Benassi, Raffaele Di Vaia, Raul Gabriel, Raffaele Luongo, Paolo Meoni, Margherita Morgantin, Francesco Ozzola, Jean-Gabriel Périot, Virgilio Sieni, Kamran Taherimoghaddam.
Teatrino Lorenese, Fortezza da Basso, Firenze
http://www.festivaldellacreativita.it/
sabato 19 dicembre 2009 ore 18:00
Raffaele Di Vaia - Omnia Vanitas