Raffaele Di Vaia, retrocede nelle stanze chiuse della memoria, rigettando questa intrusione sullo spazio liminare di una soglia. Senza giudice-guardiano, è solo, imprigionato in un’attesa costante, precipitato in una trappola tattile, che impressiona ogni tentativo vano di varcare una frontiera, ormai troppo densa per essere attraversata col solo sguardo. In quest’area a circuito chiuso, di auto testimonianza muta, mutilata, senza movimento, ogni horror è svanito, e con questo ogni timore; la suspense semi-svelata echeggia ancora solo in quel dubbio grottesco che lo abbandona senza risposta: preda-pedina, facilmente intercambiabile nel solitario gioco col cacciatore dell’Aldilà.
Leonora Bisagno